Conversione in legge del decreto “Banche Venete”

Banche

DECRETO-LEGGE 25 giugno 2017, n. 99
Disposizioni urgenti (per assicurare la parita’ di trattamento dei creditori nel contesto di una ricapitalizzazione precauzionale nel settorecreditizio nonche) per la liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza S.p.A. e di Veneto Banca S.p.A.

Art. 01

 (Modifiche al decreto-legge 23 dicembre 2016, n. 237, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 febbraio 2017, n. 15)

((1. Al decreto-legge 23 dicembre 2016, n. 237, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 febbraio 2017, n. 15, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 19, comma 2, alinea, le parole: “Entro sessanta giorni” sono sostituite dalle seguenti: “Entro centoventi giorni”;
b) all’articolo 22, dopo il comma 2-bis e’ inserito il seguente:
“2-ter. Al fine di assicurare la parita’ di trattamento nella ripartizione degli oneri, qualora l’Emittente abbia presentato o abbia formalmente comunicato l’intenzione di presentare, a seguito dell’accertamento dei requisiti di accesso, la richiesta di intervento dello Stato ai sensi dell’articolo 15, il termine di scadenza delle passivita’ di cui al comma 2 del presente articolo dallo stesso emesse che ricada nei sei mesi successivi alla presentazione dell’istanza o della formale comunicazione dell’intenzione di presentarla e’ prorogato fino al termine dello stesso periodo di sei mesi. La proroga non comporta inadempimento ai sensi di legge o di clausole contrattuali, ivi comprese quelle relative ad altri rapporti di cui e’ parte l’Emittente o una componente del gruppo bancario di cui esso e’ parte. Alla proroga si applica, in quanto compatibile, il comma 10 del presente articolo. Durante la proroga le passivita’ producono interessi secondo le previsioni contrattuali applicabili”)).

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;
Visto l’articolo 47 della Costituzione e considerata l’esigenza di assicurarne le finalita’;
Vista la direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, che istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento;
Visto il regolamento (UE) 2014/806 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 luglio 2014, che fissa norme e una procedura uniformi per la risoluzione degli enti creditizi e di talune imprese di investimento nel quadro del meccanismo di risoluzione unico e del Fondo di risoluzione unico;
Visto il regolamento (UE) 1024/2013 del Consiglio, del 15 ottobre 2013, che attribuisce alla Banca centrale europea compiti specifici in merito alle politiche in materia di vigilanza prudenziale degli enti creditizi;
Vista la comunicazione della Commissione Europea 2013/C-216/01 concernente l’applicazione dal 1° agosto 2013 delle regole in materia di aiuti di Stato alle misure di sostegno alle banche nel contesto della crisi finanziaria;
Visto il decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 («Testo unico bancario»);
Visto il decreto legislativo 16 novembre 2015, n. 180, che attua la direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014;
Visto il decreto-legge 23 dicembre 2016, n. 237, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 febbraio 2017, n. 15, recante disposizioni urgenti per la tutela del risparmio nel settore creditizio;
Viste le decisioni della Banca Centrale Europea del 23 giugno 2017, con le quali la Banca Centrale Europea ha accertato che la Banca Popolare di Vicenza S.p.A. e Veneto Banca S.p.A. sono in dissesto o a rischio di dissesto ai sensi dell’articolo 18, paragrafo 1, lettera a), del regolamento (UE) 2014/806, in tal modo rilevando la sussistenza del presupposto previsto dall’articolo 17, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 16 novembre 2015, n. 180, anche ai fini di cui all’articolo 80, comma 1, del Testo unico bancario;
Viste le decisioni del Comitato di Risoluzione Unico n. SRB/EES/2017/11 e n. SRB/EES/2017/12 del 23 giugno 2017, con le quali il Comitato di Risoluzione Unico ha accertato che non si prospettano misure alternative che permettono di superare la situazione di dissesto o di rischio di dissesto in tempi adeguati ai sensi dell’articolo 18, paragrafo 1, lettera b), del regolamento (UE) 2014/806 e che l’avvio della risoluzione nei confronti di Banca Popolare di Vicenza S.p.A. e di Veneto Banca S.p.A. non sarebbe necessario nell’interesse pubblico ai sensi dell’articolo 18, paragrafi 1, lettera c), e 5, del medesimo regolamento, in tal modo rilevando la sussistenza del presupposto previsto dall’articolo 17, comma 1, lettera b), e l’insussistenza del presupposto previsto dall’articolo 20, comma 2, del decreto legislativo 16 novembre 2015, n. 180, anche ai fini di cui all’articolo 80, comma 1, del Testo unico bancario;
Viste le risoluzioni del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati in data 21 dicembre 2016 aventi ad oggetto la relazione al Parlamento predisposta ai sensi dell’articolo 6, comma 6, della legge 24 dicembre 2012, n. 243;
Vista la nota della Banca d’Italia n. 3810 del 24 giugno 2017, con la quale e’ stato rappresentato che, a seguito delle citate decisioni della Banca Centrale Europea e del Comitato di Risoluzione Unico, nei confronti di Banca Popolare di Vicenza S.p.A. e di Veneto Banca S.p.A. e’ necessario avviare la procedura di liquidazione coatta amministrativa;
Vista la nota della Banca d’Italia del 24 giugno 2017, contenente una relazione di stima sul previsto valore di realizzo delle attivita’ deteriorate di Banca Popolare di Vicenza S.p.A. e di Veneto Banca S.p.A.;
Considerato che, in assenza di misure pubbliche di sostegno, la sottoposizione di Banca Popolare di Vicenza S.p.A. e Veneto Banca S.p.A. a liquidazione coatta amministrativa comporterebbe la distruzione di valore delle aziende bancarie coinvolte, con conseguenti gravi perdite per i creditori non professionali chirografari, che non sono protetti ne’ preferiti, e imporrebbe una improvvisa cessazione dei rapporti di affidamento creditizio per imprese e famiglie, con conseguenti forti ripercussioni negative sul tessuto produttivo e di carattere sociale, nonche’ occupazionali, e che, pertanto, vi e’ la straordinaria necessita’ e urgenza di adottare disposizioni volte a consentire l’ordinato svolgimento delle operazioni di fuoriuscita dal mercato delle banche ed evitare un grave turbamento dell’economia nell’area di operativita’ delle banche in questione;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 25 giugno 2017, sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro dell’economia e delle finanze;

E m a n a

il seguente decreto-legge:

Art. 1

Ambito di applicazione

1. Il presente decreto disciplina l’avvio e lo svolgimento della liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza S.p.A. e di Veneto Banca S.p.A. (ciascuna singolarmente, la «Banca» o, collettivamente, le «Banche») nonche’ le modalita’ e le condizioni delle misure a sostegno di queste ultime in conformita’ con la disciplina europea in materia di aiuti di Stato. Ai fini del presente decreto per “soggetti sottoposti a liquidazione” si intendono le Banche poste in liquidazione coatta amministrativa ai sensi dell’articolo 2.
2. Le misure previste dal presente decreto che costituiscano un aiuto di Stato ai sensi dell’articolo 107 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea sono adottate a seguito della positiva decisione della Commissione Europea sulla loro compatibilita’ con la disciplina dell’Unione Europea in materia di aiuti di Stato.
3. Il Ministero dell’economia e delle finanze («Ministero»), sulla base degli elementi forniti dalla Banca d’Italia, presenta alla Commissione Europea, sino al termine della procedura, una relazione annuale contenente informazioni dettagliate riguardo agli interventi dello Stato effettuati ai sensi del presente decreto.

Art. 2

Liquidazione coatta amministrativa

1. A seguito dell’adozione della positiva decisione della Commissione Europea di cui all’articolo 1, comma 2, il Ministro dell’economia e delle finanze con uno o piu’ decreti, adottati su proposta della Banca d’Italia, dispone:
a) la liquidazione coatta amministrativa delle Banche;
b) la continuazione, ove necessario, dell’esercizio dell’impresa o di determinati rami di attivita’ per il tempo tecnico necessario ad attuare le cessioni previste ai sensi del presente decreto; in deroga all’articolo 90, comma 3, del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 e s.m. (Testo unico bancario) la continuazione e’ disposta senza necessita’ di acquisire autorizzazioni o pareri della Banca d’Italia o del comitato di sorveglianza;
c) che i commissari liquidatori procedano alla cessione di cui all’articolo 3 in conformita’ all’offerta vincolante formulata dal cessionario individuato ai sensi dell’articolo 3, comma 3. Con l’offerta il cessionario assume gli impegni ai fini del rispetto della disciplina europea sugli aiuti di Stato, identificati nell’offerta stessa;
d) gli interventi indicati all’articolo 4 a sostegno della cessione di cui all’articolo 3, in conformita’ all’offerta vincolante di cui alla lettera c).
2. Dopo l’adozione dei decreti di cui al comma 1, l’accertamento del passivo dei soggetti in liquidazione ai sensi dell’articolo 86 del Testo unico bancario e’ condotto con riferimento ai soli ((crediti non ceduti)) ai sensi dell’articolo 3, retrocessi ai sensi dell’articolo 4 o sorti dopo l’avvio della procedura.
3. L’efficacia dei decreti adottati ai sensi del comma 1 decorre, relativamente a quanto previsto in base alle lettere b), c) e d) del medesimo comma, secondo quanto previsto all’articolo 83, comma 1, del Testo unico bancario. Per ogni aspetto non disciplinato dal presente decreto, alle liquidazioni coatte amministrative di cui al comma 1 si applica la disciplina contenuta nel Testo unico bancario e nelle disposizioni da esso richiamate.

Art. 3

Cessioni

1. I commissari liquidatori, in conformita’ con quanto previsto dal decreto adottato ai sensi dell’articolo 2, comma 1, provvedono a cedere ad un soggetto, individuato ai sensi del comma 3, l’azienda, suoi singoli rami, nonche’ beni, diritti e rapporti giuridici individuabili in blocco, ovvero attivita’ e passivita’, anche parziali o per una quota di ciascuna di esse, di uno dei soggetti in liquidazione o di entrambi. Alla cessione non si applica quanto previsto ai sensi degli articoli 58, commi 1, 2, 4, 5, 6 e 7, salvo per quanto espressamente richiamato nel presente decreto, e 90, comma 2, del Testo unico bancario. Restano in ogni caso esclusi dalla cessione anche in deroga all’articolo 2741 del codice civile:
a) le passivita’ indicate all’articolo 52, comma 1, lettera a), punti i), ii), iii) e iv), del decreto legislativo 16 novembre 2015, n. 180;
b) i debiti delle Banche nei confronti dei propri azionisti e obbligazionisti subordinati derivanti dalle operazioni di commercializzazione di azioni o obbligazioni subordinate delle Banche o dalle violazioni della normativa sulla prestazione dei servizi di investimento riferite alle medesime azioni o obbligazioni subordinate, ivi compresi i debiti in detti ambiti verso i soggetti destinatari di offerte di transazione presentate dalle banche stesse;
c) le controversie relative ad atti o fatti occorsi prima della cessione, sorte successivamente ad essa, e le relative passivita’.
2. Le disposizioni del contratto di cessione hanno efficacia verso i terzi a seguito della pubblicazione da parte della Banca d’Italia ((nel proprio sito internet)) della notizia della cessione, senza necessita’ di svolgere altri adempimenti previsti dalla legge, anche a fini costitutivi, di pubblicita’ notizia o dichiarativa, ivi inclusi quelli previsti dagli articoli 1264, 2022, 2355, 2470, 2525, 2556 e 2559, primo comma, del codice civile e dall’articolo 58, comma 2, del Testo unico bancario. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 58, comma 3, del Testo unico bancario, il cessionario effettua gli adempimenti eventualmente richiesti a fini costitutivi, di pubblicita’ notizia o dichiarativa, cosi’ come l’indicazione di dati catastali e confini per gli immobili trasferiti, entro 180 giorni dalla pubblicazione ((nel sito internet)). Restano fermi gli obblighi di comunicazione previsti dall’articolo 120 del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58. Nei confronti dei debitori ceduti la pubblicazione ((nel sito internet)) produce gli effetti indicati dall’articolo 1264 del codice civile. Non si applicano i termini previsti dall’articolo 47 della legge 29 dicembre 1990, n. 428. Il cessionario risponde solo dei debiti ricompresi nel perimetro della cessione ai sensi del comma 1. Il cessionario non e’ obbligato solidalmente con il cedente ai sensi dell’articolo 33 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231. Al cessionario si applica l’articolo 47, comma 9, del decreto legislativo 16 novembre 2015, n. 180. Quando la cessione ha ad oggetto beni culturali ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni, ai fini dell’esercizio della prelazione, la denuncia prevista dall’articolo 59 del medesimo decreto legislativo e’ effettuata dal cessionario entro trenta giorni dalla conclusione del contratto di cessione; la condizione sospensiva prevista dall’articolo 61, comma 4, del medesimo decreto legislativo si applica alla sola clausola del contratto di cessione relativa al trasferimento dei beni culturali; non si applica il comma 6 del medesimo articolo. Al contratto di cessione nella parte in cui esso ha ad oggetto il trasferimento di beni immobili, ((fermo restando che)) il cessionario subentra nella medesima situazione giuridica del cedente:
a) non si applicano l’articolo 6 del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192; l’articolo 29, comma 1-bis, della legge 27 febbraio 1985, n. 52; l’articolo 30 del decreto del Presidente della Repubblica, 6 giugno 2001, n. 380; l’articolo 36, nella parte in cui prevede il diritto del locatore ceduto di opporsi alla cessione del contratto di locazione da parte del conduttore, per il caso in cui gli immobili siano parte di un’azienda, e l’articolo 38 della legge 27 luglio 1978, n. 392;
b) non si applicano ((le ipotesi di nullita’)) di cui agli articoli 46 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, e 40, ((secondo comma)), della legge 28 febbraio 1985, n. 47. Quando l’immobile ceduto si trova nelle condizioni previste per il rilascio del permesso di costruire in sanatoria, il cessionario presenta domanda di permesso in sanatoria entro centoventi giorni dalla conclusione del contratto di cessione;
c) non si applicano le altre ipotesi di nullita’ previste dalla vigente disciplina in materia urbanistica, ambientale o relativa ai beni culturali e qualsiasi altra normativa nazionale o regionale, comprese le regole dei piani regolatori o del governo del territorio degli enti locali e le pianificazioni di altri enti pubblici che possano incidere ((sulla conformita’ dell’immobile alla disciplina in materia urbanistica, edilizia e di tutela dei beni storici e architettonici)).
3. Il cessionario e’ individuato, anche sulla base di trattative a livello individuale, nell’ambito di una procedura, anche se svolta prima dell’entrata in vigore del presente decreto, aperta, concorrenziale, non discriminatoria di selezione dell’offerta di acquisto piu’ conveniente, nonche’ avendo riguardo agli impegni che esso dovra’ assumersi ai fini del rispetto della disciplina europea sugli aiuti di Stato. Le spese per la procedura selettiva, incluse quelle per la consulenza di esperti in materia finanziaria, contabile, legale, sono a carico del soggetto in liquidazione e possono essere anticipate dal Ministero, il cui credito e’ prededucibile ai sensi dell’articolo 111, ((primo comma)), numero 1), e dell’articolo 111-bis del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 e s.m. (legge fallimentare). Tali spese possono essere anticipate a valere sulle somme di cui all’articolo 9, comma 1 e sono restituite dal soggetto in liquidazione mediante versamento all’entrata del bilancio dello Stato.
4. Se la concentrazione che deriva dalla cessione non e’ disciplinata dal (( regolamento (CE) )) n. 139/2004 del Consiglio del 20 gennaio 2004, essa si intende autorizzata in deroga alle procedure previste dalla legge 10 ottobre 1990, n. 287, per rilevanti interessi generali dell’economia nazionale.
5. Se la cessione include titoli assistiti da garanzia dello Stato ai sensi del decreto-legge 23 dicembre 2016, n. 237, convertito dalla legge 17 febbraio 2017, n. 15, il corrispettivo della garanzia e’ riconsiderato e, se necessario, rivisto in applicazione dei criteri indicati dall’articolo 6 del citato decreto per tener conto della rischiosita’ del soggetto garantito. Il cessionario puo’ altresi’ rinunciare, in tutto o in parte, alla garanzia dello Stato per i titoli da esso acquistati; in questo caso, la garanzia si estingue e, in relazione alla rinuncia, non e’ dovuto alcun corrispettivo.

Art. 4

Interventi dello Stato

1. Il Ministro dell’economia e delle finanze, ai sensi e per gli effetti di quanto stabilito con il decreto o i decreti di cui all’articolo 2, comma 1, lettera d), anche in deroga alle norme di contabilita’ di Stato, con uno o piu’ decreti:
a) concede la garanzia dello Stato, autonoma e a prima richiesta, sull’adempimento, da parte del soggetto in liquidazione:
i. degli obblighi derivanti dal finanziamento erogato dal cessionario o da societa’ che, al momento dell’avvio della liquidazione coatta amministrativa, appartenevano al gruppo bancario di una delle Banche a copertura dello sbilancio di cessione, definito in esito alla due diligence di cui al comma 4 e alle retrocessioni di cui al comma 5, lettera a); la garanzia puo’ essere concessa per un importo massimo di euro 5.351 milioni elevabile fino a euro 6.351 milioni a seguito della predetta due diligence;
ii. degli obblighi di riacquisto dei crediti indicati dal comma 5, lettera b), per un importo massimo di euro 4.000 milioni;
b) fornisce un supporto finanziario al cessionario di cui all’articolo 3, a fronte del fabbisogno di capitale generato dall’operazione di cessione, per un importo massimo di euro 3.500 milioni;
c) concede la garanzia dello Stato, autonoma e a prima richiesta, sull’adempimento degli obblighi a carico del soggetto in liquidazione derivanti da impegni, dichiarazioni e garanzie concesse dal soggetto in liquidazione nel contratto di cessione, per un importo massimo pari alla somma tra euro 1.500 milioni e il risultato della differenza tra il valore dei contenziosi pregressi dei soggetti in liquidazione, come indicato negli atti di causa, e il relativo accantonamento a fondo rischi, per un importo massimo di euro 491 milioni;
d) dispone l’erogazione al cessionario di cui all’articolo 3 di risorse a sostegno di misure di ristrutturazione aziendale in conformita’ agli impegni assunti dal cessionario necessari ai fini del rispetto della disciplina europea sugli aiuti di Stato, per un importo massimo di euro 1.285 milioni.
2. Il decreto di cui all’articolo 2, comma 1 stabilisce che il contratto di cessione preveda che il cessionario anticipi al commissario liquidatore le spese necessarie per il funzionamento della procedura di liquidazione coatta amministrativa, incluse le indennita’ spettanti agli organi liquidatori; in questo caso, il decreto prevede altresi’ che il Ministero rimborsi al cessionario quanto anticipato. Il Ministero acquisisce un credito nei confronti del soggetto sottoposto a liquidazione coatta amministrativa per il rimborso. Il credito derivante dall’anticipo concesso dal cessionario o dal rimborso effettuato dal Ministero e’ prededucibile ai sensi dell’articolo ((111, primo comma)), numero 1), e dell’articolo 111-bis della legge fallimentare.
3. Il credito del cessionario derivante dal finanziamento di cui al comma 1, lettera a), punto i., nella misura garantita dallo Stato, e il relativo credito di regresso dello Stato derivante dall’escussione della garanzia sono pagati dopo i crediti prededucibili ai sensi dell’articolo ((111, primo comma)), numero 1), e dell’articolo 111-bis della legge fallimentare e prima di ogni altro credito. Per i pagamenti effettuati ai sensi del comma 1, lettera a), punto ii., e lettere b), c) e d), il Ministero acquisisce un credito nei confronti del soggetto sottoposto a liquidazione coatta amministrativa; il medesimo credito del Ministero e il credito del cessionario di cui all’articolo 3 derivante da violazione, inadempimento o non conformita’ degli impegni, dichiarazioni e garanzie concesse dal soggetto in liquidazione e garantiti dallo Stato ai sensi del comma 1, lettera c), sono pagati con preferenza rispetto ai crediti chirografari e dopo i crediti indicati al comma 1, lettera a), punto i.; il medesimo trattamento e’ riservato alla parte non garantita del credito del cessionario derivante dal finanziamento di cui al comma 1, lettera a), punto i.
4. Entro il termine previsto dal contratto di cessione un collegio di esperti indipendenti effettua una due diligence sul compendio ceduto, secondo quanto previsto nel contratto di cessione e applicando i criteri di valutazione ivi previsti, anche ai sensi dell’articolo 1349, primo comma, del codice civile. Il collegio e’ composto da tre componenti, di cui uno nominato dal Ministero, uno dal cessionario di cui all’articolo 3 ed il terzo, con funzione di Presidente, designato di comune accordo dagli esperti nominati dalle parti o, in mancanza di accordo, dal Presidente del Tribunale di Roma. Gli esperti possiedono i requisiti indicati dall’articolo 15, comma 3, del decreto-legge 23 dicembre 2016, n. 237, convertito con legge 17 febbraio 2017, n. 15. Ad esito della due diligence:
a) il Ministro dell’economia e delle finanze dispone con decreto, se del caso, l’adeguamento dell’importo dell’intervento nei limiti del comma 1, lettera b);
b) il cessionario di cui all’articolo 3 puo’ restituire o retrocedere al soggetto in liquidazione attivita’, passivita’ o rapporti dei soggetti in liquidazione o di societa’ appartenenti ai gruppi bancari delle Banche, entro il termine e alle condizioni definiti dal decreto di cui all’articolo 2, comma 1. Si applica la lettera a).
5. Il contratto di cessione puo’ prevedere che il cessionario possa, secondo le modalita’ e i criteri indicati nel contratto medesimo, retrocedere al soggetto in liquidazione:
a) partecipazioni detenute da societa’ che, all’avvio della liquidazione coatta amministrativa, erano controllate da una delle Banche, nonche’ i crediti di dette societa’ classificati come attivita’ deteriorate;
b) crediti ad alto rischio non classificati come attivita’ deteriorate, entro tre anni dalla cessione.
6. Alle restituzioni e retrocessioni di cui ai commi 4 e 5 si applica l’articolo 3, comma 2.
7. Nel caso di restituzioni e retrocessioni di cui al comma 4, cosi’ come nel caso di restituzioni al soggetto in liquidazione in forza di condizioni risolutive della cessione pattuite nel contratto, il soggetto in liquidazione risponde dei debiti e delle passivita’ restituiti o retrocessi, con piena liberazione del cessionario retrocedente anche nei confronti dei creditori e dei terzi.

Art. 5

Cessione di crediti deteriorati

1. Il Ministro dell’economia e delle finanze con proprio decreto prevede che i commissari liquidatori procedano alla cessione alla Societa’ per la Gestione di Attivita’ – S.G.A. S.p.A. (di seguito anche “SGA”) di crediti deteriorati e altri attivi non ceduti ai sensi dell’articolo 3 o retrocessi ai sensi dell’articolo 4, unitamente ad eventuali altri beni, contratti e rapporti giuridici accessori o connessi ai crediti ceduti alla SGA. Alla cessione non si applica quanto previsto dagli articoli 58, commi 1, 2, 4, 5, 6 e 7, salvo per quanto espressamente richiamato nel presente decreto, e 90, comma 2, del Testo unico bancario. Si applica l’articolo 3, comma 2.
2. Il corrispettivo e’ rappresentato da un credito della liquidazione coatta amministrativa nei confronti della SGA, pari al valore di iscrizione contabile dei beni e dei rapporti giuridici ceduti nel bilancio della SGA, periodicamente adeguato al minore o maggiore valore di realizzo.
3. La SGA amministra i crediti e gli altri beni e rapporti giuridici acquistati ai sensi del comma 1 con l’obiettivo di massimizzarne il valore, anche in deroga alle disposizioni di carattere generale aventi ad oggetto l’adeguatezza patrimoniale di cui all’articolo 108 del Testo unico bancario.
4. La SGA puo’ costituire, con deliberazione dell’organo di amministrazione, uno o piu’ patrimoni destinati esclusivamente all’esercizio dell’attivita’ indicata al comma 3. I patrimoni destinati possono essere costituiti per un valore anche superiore al 10 per cento del patrimonio netto della societa’. La deliberazione dell’organo di amministrazione determina i beni e i rapporti giuridici compresi nel patrimonio destinato. La deliberazione e’ depositata e iscritta ai sensi dell’articolo 2436 del codice civile. Si applica il secondo comma dell’articolo 2447-quater del codice civile. Decorso il termine di cui al secondo comma dell’articolo 2447-quater del codice civile ovvero dopo l’iscrizione nel registro delle imprese del provvedimento del tribunale ivi previsto, i beni e i rapporti giuridici individuati sono destinati esclusivamente al soddisfacimento del credito indicato al comma 2 e costituiscono patrimonio separato a tutti gli effetti da quello della SGA e dagli altri patrimoni destinati eventualmente costituiti. Salvo che la deliberazione dell’organo di amministrazione non disponga diversamente, per le obbligazioni contratte in relazione al patrimonio destinato la SGA risponde nei limiti del patrimonio stesso. Si applicano il secondo, terzo e quarto comma dell’articolo 2447-quinquies del codice civile. I beni e i rapporti compresi nel patrimonio destinato sono distintamente indicati nello stato patrimoniale della societa’. Si applica l’articolo 2447-septies, commi secondo, terzo e quarto, del codice civile. Il rendiconto separato e’ redatto in conformita’ ai principi contabili internazionali. Per quanto non diversamente disposto nel presente articolo, ai patrimoni destinati si applicano le disposizioni del codice civile qui espressamente richiamate.
5. La costituzione dei patrimoni destinati di cui al comma 4 puo’ essere disposta anche con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, pubblicato per estratto e per notizia nella Gazzetta Ufficiale. In tal caso, la costituzione ha efficacia dal giorno della pubblicazione del decreto nella Gazzetta Ufficiale o, se precedente, da quello della pubblicazione effettuata ai sensi dell’articolo 3, comma 2, primo periodo, come richiamato dal comma 1 e non si applicano gli articoli 2447-quater, secondo comma, e 2447-quinquies, commi primo e secondo, del codice civile. I patrimoni destinati costituiti con decreto possono essere modificati con deliberazione dell’organo di amministrazione della SGA in conformita’ a quanto previsto al comma 4.
6. Alla societa’ S.G.A. s.p.a. si applicano le disposizioni di cui agli ultimi due periodi dell’articolo 23-quinquies, comma 7, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135.

Art. 6

Misure di ristoro

1. Gli investitori che siano persone fisiche, imprenditori individuali, nonche’ imprenditori agricoli o coltivatori diretti o i loro successori mortis causa che, al momento dell’avvio della liquidazione coatta amministrativa di cui al presente decreto, detenevano strumenti finanziari di debito subordinato emessi dalle Banche e acquistati nell’ambito di un rapporto negoziale diretto con le medesime Banche emittenti, possono accedere alle prestazioni del Fondo di solidarieta’ previsto dall’articolo 1, comma 855, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, secondo quanto stabilito dall’articolo 1, commi 856, 857, 858, 859, 860 e 861, e successive modificazioni, della medesima legge. Ai fini di cui al periodo precedente si intendono per investitori anche il coniuge, il convivente more uxorio e i parenti entro il secondo grado in possesso dei predetti strumenti finanziari a seguito di trasferimento con atto tra vivi. Il presente comma si applica solo quando gli strumenti finanziari di debito subordinato sono stati sottoscritti o acquistati entro la data del 12 giugno 2014; in caso di acquisto a titolo gratuito si fa riferimento al momento in cui lo strumento e’ stato acquistato dal dante causa.
2. Agli investitori di cui al comma 1 si applicano le disposizioni in materia di accesso al Fondo di solidarieta’ con erogazione diretta di cui all’articolo 9 del decreto-legge 3 maggio 2016, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 giugno 2016, n. 119. L’istanza di erogazione dell’indennizzo forfettario di cui al comma 6 del citato articolo 9 deve essere presentata, a pena di decadenza, entro il 30 settembre 2017.

Art. 7

Disposizioni fiscali

1. Nelle cessioni di cui all’articolo 3 i crediti d’imposta di cui ai commi 55, 56, 56-bis, ((56-bis.1)) e 56-ter dell’articolo 2 del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, sono ceduti dal soggetto cedente al soggetto cessionario. Con riferimento all’utilizzo dei predetti crediti d’imposta il soggetto cessionario subentra nei medesimi diritti che spettavano al soggetto cedente.
2. Le cessioni di cui all’articolo 3 si considerano cessione di rami di azienda ai fini del decreto del Presidente della Repubblica del 26 ottobre 1972, n. 633. Agli atti aventi a oggetto le cessioni di cui al periodo precedente, nonche’ le retrocessioni e le restituzioni, le imposte di registro, ipotecaria e catastale si applicano, ove dovute, nella misura fissa di 200 euro ciascuna.
3. Nelle cessioni di cui all’articolo 3, al soggetto cessionario e al soggetto cedente si applicano le disposizioni previste, rispettivamente, per l’ente-ponte e per l’ente sottoposto a risoluzione dall’articolo 15 del decreto-legge 14 febbraio 2016, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 aprile 2016, n. 49.
4. I componenti positivi derivanti dagli interventi a sostegno delle cessioni di cui all’articolo 4, ivi inclusi quelli indicati al comma 1, lettera d) del medesimo articolo, non concorrono, in quanto ((esclusi)), alla formazione del reddito complessivo ai fini delle imposte sul reddito e alla determinazione del valore della produzione netta del cessionario. Le spese sostenute dal cessionario nell’ambito delle misure di ristrutturazione aziendale sovvenzionate con i contributi di cui all’articolo 4, comma 1, lettera d), sono comunque deducibili dal reddito complessivo ai fini delle imposte sul reddito e dal valore della produzione netta ai fini dell’imposta regionale sulle attivita’ produttive.
5. Al soggetto cessionario e al soggetto cedente si applicano le disposizioni previste, rispettivamente, per la societa’ beneficiaria e la societa’ scissa dai commi 8 e 9 dell’articolo 11 del decreto-legge 3 maggio 2016, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 giugno 2016, n. 119.

Art. 8

Disposizioni di attuazione

1. Il Ministro dell’economia e delle finanze puo’ dettare misure tecniche di attuazione del presente decreto con uno o piu’ decreti di natura non regolamentare.

Art. 9

Disposizioni finanziarie

1. Le misure di cui al presente decreto sono adottate a valere e nei limiti delle disponibilita’ del Fondo di cui all’articolo 24, comma 1, del decreto-legge 23 dicembre 2016, n. 237 convertito, con modificazioni, dalla legge 17 febbraio 2017, n. 15.
2. Alla compensazione degli eventuali effetti finanziari derivanti dall’esito della due diligence di cui all’articolo 4, comma 4, e dalla retrocessione al soggetto in liquidazione di ulteriori attivita’, passivita’ o rapporti ai sensi dell’articolo 4, comma 5, lettera a), si provvede nel limite massimo di 300 milioni di euro per l’anno 2018, mediante corrispondente utilizzo del Fondo per le esigenze indifferibili di cui all’articolo 1, comma 200 della legge 23 dicembre 2014, n. 190. Al fine della determinazione dello sbilancio di cessione, i commissari liquidatori forniscono al Ministero una situazione patrimoniale in esito alla due diligence di cui all’articolo 4, comma 4, successivamente aggiornata al 31 dicembre di ogni anno.
3. Ai fini dell’immediata attuazione delle disposizioni recate dal presente decreto, il Ministro dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. Ove necessario, previa richiesta dell’amministrazione competente, il Ministero dell’economia e delle finanze puo’ disporre il ricorso ad anticipazioni di tesoreria, la cui regolarizzazione avviene tempestivamente con l’emissione di ordini di pagamento sui pertinenti capitoli di spesa.

Art. 10

Entrata in vigore

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sara’ presentato alle Camere per la conversione in legge.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

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