Diario di bordo 15 febbraio – Esuli, una commemorazione speciale

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Cari amici,

mi perdonerete, ma vorrei raccontare gli ultimi due giorni di appuntamenti mettendo da parte l’ordine cronologico. Oggi, infatti, dopo una breve visita al mercato di Corso Cincinnato, a Torino, dove ho avuto la possibilità di salutare alcuni amici di lunga data, ho partecipato alla commemorazione per gli esuli fiumani, dalmati e istriani svoltasi proprio in Corso Cincinnato.

Si tratta di un appuntamento a cui cerco di essere presente ogni anno, perché la storia degli esuli, delle foibe, rappresenta il più grande dramma vissuto dagli italiani in tempo di pace. Centinaia di migliaia di persone pensavano di poter guardare al domani più serenamente, dopo anni in cui la morte aveva invaso il Continente. Si ritrovarono a vivere un nuovo incubo che si tradusse, per i più fortunati, i sopravvissuti, nell’abbandono della propria terra, di tutti i propri beni, delle proprie radici.

Voglio allora approfittare di queste poche righe per ringraziare chi tra loro trovò casa a Torino, accolto, come ci racconta la storia, da una realtà dai due volti.  Una città che seppe dimostrare grande solidarietà, sia nell’ambito istituzionale che industriale, ma anche, in una sua parte, grandi ed erronei pregiudizi di stampo ideologico, che diedero vita a un clima discriminatorio. Nonostante queste difficoltà, la comunità dalmata, istriana e fiumana ha saputo affermarsi come una colonna portante della nostra Torino, contribuendo in modo fondamentale alla sua crescita. Le polemiche delle ultime settimane, sia quelle cittadine che quelle nazionali, sono una ferita aperta nel cuore di tutti gli italiani che credono nei valori della democrazia, della verità, della memoria.

Oggi più che mai, in un momento in cui i testimoni diretti sono sempre meno, non possiamo abbassare l’attenzione. Non possiamo permettere che si diffonda alcun tipo di negazionismo così come che si ignori, nei Paesi europei, il riaccendersi di movimenti ispirati al fascismo, al nazismo o a qualsivoglia estremismo. Abbiamo un dovere, prima di tutto, verso 55 milioni di persone che perirono per la guerra o per le persecuzioni.

Ieri, invece, la giornata è stata dedicata soprattutto ad alcuni incontri torinesi con diversi rappresentanti di categorie, per ascoltare le loro istanze, con una piccola ma significativa parentesi a Gassino, insieme a Davide Mattiello, per approfondire i contenuti del nostro programma. Un incontro che, questa volta in compagnia di Mauro Laus, è stato replicato questa sera a Torino, ospitati nelle stanze della Fondazione G. Amendola. Il programma è un elemento fondamentale, ciò che differenzia veramente il nostro Partito, in questa campagna elettorale, dagli altri. Il perché è semplice da spiegare: non è costruito su misura per attrarre consenso, a prescindere dalla sua fattibilità. Proposte coerenti, in linea con quella che, da sempre, è la nostra visione di Italia. Un programma studiato perché possa essere totalmente realizzabile sotto l’aspetto economico. A qualcuno sembrerà una questione di importanza relativa, invece è esattamente il contrario, perché è indice, anzitutto, di rispetto per i cittadini e per il Paese. 

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