Gentiloni fa quadrato sulle banche: "No a misure Ue inappropriate"

Gentiloni fa quadrato sulle banche: “No a misure Ue inappropriate”

Il presidente del Consiglio in sede di Vertice europeo chiede che i provvedimenti sullo smaltimento delle sofferenze non siano forieri di una stretta al credito. Soddisfatto il presidente della Commissione Finanze del Senato, Marino: “Gioco di squadra tra governo e Parlamento”

Il tema dell’accelerazione imposta a livello europeo all’azione di pulizia dei bilanci bancari dai crediti deteriorati (non performing loans, npl) resta alto nell’agenda politica ed economica e il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, torna a chiedere un approccio moderato alla questione. Una posizione espressa fin dal suo arrivo, oggi a Bruxelles, per partecipare al Consiglio europeo: una dichiarazione netta e durissima nella polemica contro il cosiddetto “addendum alle linee guida” della Vigilanza bancaria unica della Bce sulla gestione dei crediti deteriorati.

Parlando al pre-vertice dei socialisti, Gentiloni ha puntato il dito contro le “misure inappropriate e intempestive”, che bisogna evitare in quanto “ostacoli al credito e al risparmio”, mirando invece a misure che promuovano “crescita, lavoro e investimenti”. Il premier ha garantito che insisterà “sulla necessità che l’unione bancaria per la quale si lavora sia uno strumento per migliorare la capacità delle banche di offrire credito alle imprese e di sostenere la ripresa, e che non ci siano – ha sottolineato – misure inappropriate o intempestive che rischiano invece di produrre difficoltà nei meccanismi del credito e nella tutela del risparmio”.

Si è messo così nel solco del ministro Padoan, che ha già avuto modo di sostenere la causa italiana sul punto. Anche la Commissione europea si è allarmata sul disegno della Vigilanza, mentre il presidente del Parlamento europeo Tajani ha scritto a Mario Draghi per chiedere un’azione coordinata sul punto. Il timore italiano sulla questione è rafforzato dal fatto che le banche nostrane soffrono particolarmente di eccesso di sofferenze: si stima che le nuove regole della Bce possano costare maggiori accantonamenti per una decina di miliardi nell’arco dei prossimi sette anni.

Con perfetto timing, le parole del premier sono arrivate all’indomani dell’invito giunto dalla Commissione Finanze del Senato, che ha approvato (con la sola contrarietà del M5S) l’affare assegnato sulla gestione dei crediti deteriorati da parte delle banche italiane. Un atto che invita il Governo “ad attivarsi nelle sedi opportune affinché la Bce, nella sua indipendenza e nell’ambito delle sue competenze, formuli nuove indicazioni al sistema bancario e agli organismi di vigilanza operanti nei singoli Paesi, in stretta sintonia con le Istituzioni Ue e in coerenza con gli obiettivi di crescita che hanno ispirato anche la sua più recente politica monetaria”. In sostanza, un invito a sostenere una linea morbida sul tema, per evitare che proprio ora che la ripresa si sta mettendo in moto, l’eccessiva regolamentazione bancaria – che deve essere legittimamente attuata dalla Vigilanza – spezzi i fragili germogli di crescita. Soddisfatto del punto tenuto da Gentiloni in sede comunitaria il presidente della Commissione Finanze, il senatore Mauro Maria Marino, che a caldo commenta: “Sono felice che emerga un gioco di squadra tra il governo e il Parlamento, perché sia regolamentato al meglio un settore nevralgico per l’economia del Paese e per le famiglie. In questo caso l’azione del Parlamento legittima e  rafforza la posizione dell’esecutivo, che a sua volta si fa interprete dello spirito espresso in larga maggioranza dalla Commissione. A questo punto non escludo che la tematica si possa portare all’attenzione dell’Aula, per avere un’azione ancora più incisiva”.

(da: Repubblica.it)

 

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