Interrogazione al Ministro dell’economia e delle finanze

Mauro Maria MARINO, LEPRI, BIANCO, BORIOLI, CHITI, Stefano ESPOSITO, FAVERO, Elena FERRARA, FISSORE, FORNARO, MANASSERO, ZANONI – Al Ministro dell’economia e delle finanze – Premesso che:
le disastrose alluvioni che nei giorni scorsi hanno colpito nuovamente la città di Genova e i territori del basso Piemonte, in particolare la provincia di Alessandria, rendono ancora una volta di scottante attualità il problema ambientale, con particolare riguardo al dissesto idrogeologico e alla necessità di proseguire con maggiore forza l’opera di messa in sicurezza dei nostri territori;
le risorse necessarie, sebbene mai sufficienti, sono state nell’arco degli anni e delle precedenti Legislature accuratamente previste e poi man mano disattese, destinandole ad altre problematiche di volta in volta ritenute prioritarie, magari solo per ragioni elettorali e di emozione del momento;
in particolare, dopo i catastrofici eventi alluvionali che nel novembre 1994 misero in ginocchio una parte importante d’Italia (in specie il Piemonte, non dimenticando Valle d’Aosta, Liguria, Toscana ed Emilia-Romagna) venne avviata per la prima volta una seria politica di intervento e prevenzione;
in quell’occasione il Governo reagì con prontezza. Vennero infatti subito emanati i seguenti provvedimenti: per l’emergenza, il decreto-legge n. 646 del 1994, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 22 del 1995, ove venivano stanziati 3.820 miliardi di lire; per la ricostruzione, il decreto-legge n. 691 del 1994, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 35 del 1995, ove venivano stanziati 11.000 miliardi di lire;
per far fronte alla necessità di un così alto fabbisogno finanziario (ben 14.820 miliardi di lire) venne previsto all’art. 11, comma 5, del decreto-legge n. 691 del 1994 un’addizionale del 50 per cento della tariffa dell’imposta di bollo applicata dalle banche in accordo con il decreto del Presidente della Repubblica n. 642 del 1972;
l’addizionale del 50 per cento venne applicata dalla data di entrata in vigore del decreto-legge e nell’arco di circa 16 anni il Ministero dell’economia e delle finanze ha incassato parecchi miliardi di euro, solo una minima parte dei quali sono stati destinati allo “scopo al quale la tassa era destinata”;
tale “tassa di scopo”, pur venendo impropriamente soppressa alla fine dell’anno 2011 a seguito dell’approvazione del decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011 (“salva Italia”), ha continuato a ingenerare risorse per circa un miliardo di euro (di cui 76.480.495 euro ancora per il 2015) e le stesse non sono mai state destinate agli scopi previsti;
da tempo quindi i miliardi di euro generati da questa imposta, prevista per la ricostruzione del Piemonte e delle altre regioni colpite dall’alluvione, non vengono più beneficiati dal Piemonte stesso e questo nonostante l’espressa volontà della Presidenza del Consiglio dei ministri che con gli atti n. 149 del 28 luglio 2000 e n. 31 del 7 febbraio 2001 riconfermò, anche a distanza di 7 anni dall’evento calamitoso originario, l’assegnazione al Piemonte dell’80 per cento delle risorse, al fine di proseguire l’opera di messa in sicurezza delle imprese site in aree a rischio di esondazione avviata con il decreto-legge n. 130 del 1997, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 228 del 1997, per la rilocalizzazione delle imprese;
le risorse non risultano pertanto utilizzate per scopi non previsti dalla legge di origine, e ciò ha contribuito ad interrompere opere e interventi che a distanza di anni causano le tragedie alle quali anche di recente si è assistito;
grazie al fondo è stata, in particolare, in Piemonte avviata negli anni a seguire un’importante opera che ha visto mettere in sicurezza, grazie alla legge n. 228 del 1997, oltre un migliaio di imprese;
considerata la crisi in atto, la deindustrializzazione che da anni colpisce il Piemonte, che si mostra una delle regioni d’Italia che più soffrono di questa situazione di recesso con un aumento preoccupante dei disoccupati e della povertà della classe media,
si chiede di sapere:
quali siano le ragioni della mancata destinazione dei fondi annualmente generati dall’imposta di bollo, sia nelle annualità precedenti la sua soppressione sia in particolare negli anni successivi (2012, 2013 e 2014), considerando che si è generato poco meno di un miliardo di euro e ancora per il prossimo anno 2015 ne sono previsti 76,5 milioni circa;
se, a fronte di questa drammatica realtà, non sia corretto che l’accisa recuperata dall’addizionale del 50 per cento sui bolli delle banche venga, come previsto dalla legge originale di attuazione, ridestinata al Piemonte e alle altre Regioni colpite per essere utilizzata con le finalità di ristoro dei danni subiti dai soggetti alluvionati, per proseguire l’opera di prevenzione del rischio di eventi calamitosi mediante la rilocalizzazione delle imprese al di fuori delle aree a rischio, nonché al fine di evitare eventi futuri mediante la messa in sicurezza dei territori, che consentirebbe un risanamento ambientale strutturale utile al contempo al rilancio dell’economia e a un forte incremento occupazionale.
(4-02988)

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