Interrogazione imprese piemontesi colpite dall’alluvione del 1994

Occorre porre la parola fine alla paradossale situazione in cui si trovano le aziende piemontese colpite dall’alluvione del 1994. A partire dal 2011 l’Inps ha bloccato l’erogazione dei rimborsi a cui avevano diritto le imprese alluvionate. Quindi, come se non bastasse, abbiamo assistito ad una serie di decisioni, in sede giurisdizionale, spesso contraddittorie. Ora, l’ennesimo colpo di scena: nonostante una decisione della Commissione Europea risalente al 2015, in cui si riconosceva l’inopportunità del recupero dei rimborsi elargiti alle imprese alluvionate del 1994, nelle ultime settimane l’Inps, anche a seguito di una sentenza della Corte di Cassazione, ha inviato alle aziende alluvionate delle ingiunzioni di pagamento, entro 30 giorni, aventi oggetto i rimborsi ottenuti, maggiorati degli interessi e delle spese legali. Molte delle aziende coinvolte si trovano, dopo anni di crisi economica, in situazioni tali per cui la restituzione di tali aiuti comporterebbe, quasi certamente, il fallimento immediato. Ho tentato, nelle settimane precedenti, di intervenire in sede di manovrina con un emendamento, e a sollecitare ulteriormente il Ministero con un’interrogazione che ho presentato: date le spiacevoli novità, è fondamentale la questione venga posta sui tavoli del Governo il prima possibile.

 

 Mauro Maria MARINO – Al Ministro dell’Economia e delle Finanze

Premesso che:

nel dicembre 2003 veniva approvata la legge n. 350, il cui articolo 4, equiparando le imprese piemontesi alluvionate del 1994 alle terremotate della Sicilia 1990, consentiva di regolarizzare la propria posizione alle imprese che in conseguenza dei gravi danni subiti non erano riuscite ad effettuare i versamenti per gli anni 1995, 1996 e 1997, di tributi, contributi e premi, versando il 10 per cento degli importi dovuti, al netto di interessi e sanzioni;

successivamente, la legge n. 17 del 2007 stabiliva una riapertura dei termini, specificando anche che le agevolazioni si riferivano a tributi, contributi previdenziali e premi assicurativi, e fissava il termine per la presentazione delle domande al 31 luglio 2007, dando altresì la possibilità, alle imprese che avevano versato nell’interezza l’importo dovuto, di presentare richieste di rimborso del 90 per cento dei contributi versati all’Inps negli anni 1995, 1996, 1997;

sino a luglio 2011, l’Inps assicurava il pagamento delle somme previste, tuttavia nei mesi seguenti bloccava l’erogazione dei rimborsi per le ditte alluvionate, ritenendoli non dovuti anche alla luce del messaggio della sua Direzione Centrale delle Entrate Contributive in data 19 giugno 2007, che evidenziava come la norma di differimento del termine di presentazione delle domande, tese ad ottenere la definizione agevolata, si riferisse esclusivamente a posizioni tributarie e non fosse quindi applicabile al settore previdenziale;

il tribunale di Cuneo, in un contenzioso tra aziende e Inps, in data 19 giugno 2012 inoltrava richiesta d’informazioni alla Commissione europea sull’applicazione della comunicazione della Commissione 2009/C 85/01. Nella successiva risposta, datata 20 luglio 2012, la Commissione sottolineava come l’aiuto di Stato in questione non fosse stato ad essa notificato. La stessa Commissione informava di aver aperto d’ufficio un procedimento, a seguito della  segnalazione inoltrata dal Tribunale di Cuneo il 18 febbraio 2012, chiedendo altresì alle autorità italiane, prima di procedere ai successivi passaggi procedurali previsti dal Capitolo III del Reg. n. 659/2009, di presentare, ove lo avessero ritenuto opportuno, le proprie osservazioni e di fornire i motivi per cui non considerassero aiuti illegali le misure di riduzione di tributi e contributi in oggetto;

a conclusione del procedimento, in data 14 agosto 2015, veniva pubblicata la decisione della Commissione riguardante le misure SA.33083 (2012/C) relativa ad agevolazioni fiscali e contributive connesse a calamità naturali, in cui si affermava « il Codice Civile italiano (all’articolo 2200) e la legislazione fiscale nazionale prevedono l’obbligo di conservazione delle scritture amministrative e contabili soltanto per 10 anni. La ricostruzione delle prove documentali dei danni subiti in seguito a una calamità naturale deve avvenire sulla scorta di documenti ufficiali (scritture amministrative e contabili) redatti ai tempi dell’evento. Per questo motivo non sarebbe più possibile determinare, da un lato, l’importo equivalente al danno subito dai singoli beneficiari, né, dall’altro lato, l’importo già compensato da altre fonti (assicurazioni, altre misure di aiuto) per eventi risalenti a più di 10 anni fa» , concludendo: « […] per tutti gli aiuti concessi nel quadro delle misure in oggetto a singoli beneficiari in aree colpite da calamità naturali oltre dieci anni prima della data della presente decisione, non è opportuno disporre un recupero, con l’eccezione degli aiuti concessi a beneficiari non aventi una sede operativa nell’area colpita da calamità naturale al momento dell’evento. L’Italia ha dimostrato che sarebbe assolutamente impossibile calcolare con precisione l’importo dell’aiuto incompatibile da recuperare. I singoli beneficiari ammissibili a fruire degli aiuti ritenuti compatibili con il mercato interno in virtù della deroga di cui all’articolo 107, paragrafo 2, lettera b), del TFUE potrebbero non essere più in possesso della documentazione necessaria per attestare i danni arrecati dalla calamità naturale e per dimostrare se hanno o meno ottenuto un beneficio (completo o parziale) del danno subito.»;

 

Considerando come:

       la decisione della Commissione Europea abbia quindi riconosciuto l’impossibilità oggettiva, così come sostenuta dall’Italia, del recupero di quegli aiuti emanati successivamente a calamità naturali aventi avuto luogo oltre dieci anni prima della decisione – fattispecie in cui rientra l’alluvione del 1994;

        la stessa decisione abbia stabilito il recupero, per l’Italia, solamente di quegli “aiuti concessi nell’ambito di tutte le misure in questione a singoli beneficiari che non avevano sedi operative nell’area colpita da calamità naturale al momento dell’evento”;

        l’Inps abbia richiesto, nelle ultime settimane, la restituzione dello sgravio Inps e Inail anche a quelle imprese che avevano, ai tempi dell’alluvione, sede operativa nell’area colpita, contraddicendo la decisione della Commissione e la posizione assunta, nell’occasione, dall’Italia stessa;

        l’art.1, comma 665, della Legge 23 dicembre 2014, n.350, abbia consentito ai soggetti colpiti dal terremoto del 1990 in Sicilia, beneficiari in egual misura degli alluvionati 1994 degli originari sgravi contributivi e tributari, di sanare l’opposta situazione del totale mancato pagamento versando il minimo del 10% e creando, così, una disparità di trattamento con quanti, invece, avevano impropriamente versato l’intero previsto ed ogni ne rivendicano il rimborso nella parte in eccesso;

       molte delle aziende coinvolte si trovano, a seguito della crisi economica, in situazioni finanziarie tali per cui, la restituzione dello sgravio, da dover essere corrisposta prima di qualsivoglia ricorso in sede Europea, comporterebbe quasi certamente il fallimento delle imprese stesse;

 

Si interroga:

        il Ministro se sia effettivamente consapevole della situazione e se non ritenga necessario intervenire con urgenza per per dare certezza all’attuazione della decisione della Commissione nel rispetto delle indicazioni sopra riportate, e garantire altresì coerenza rispetto alla posizione assunta, in sede Europea, dall’Italia:

        se non si ritenga quindi, opportuna, l’adozione di un provvedimento atto a rimediare alla disparità di trattamento venutasi a creare, in riferimento a quanto sopra considerato, tra chi non aveva adempiuto a quanto dovuto, cui è stato permesso di sanare la posizione, e quanti, al contrario, avevano non solo adempiuto, ma versato di fatto un importo nove volte superiore.

 

 

Facebook Comments

You may also like

Audizione del Dott. Francesco Greco, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano – Commissione d’Inchiesta

Cari amici, ecco l’audio dell’Audizione del dottor Francesco