Ora riflettere e ripartire.

Partito Democratico

Cari amici, sono stato ufficialmente rieletto Senatore per il Partito Democratico. Nell’ultimo mese ho viaggiato per tutta la provincia di Torino, incontrando i cittadini, confrontandomi, condividendo timori, speranze e aspettative. Aspettative che, purtroppo, sono state disattese dai risultati delle urne. Quella di domenica è stata, senza troppi giri di parole, una grande sconfitta per il nostro Partito. Voglio allora, prima di tutto, ringraziare tutti coloro che hanno voluto darci fiducia, tutti i militanti che con passione e sacrificio si sono impegnati nella campagna elettorale, e scusarmi, a nome del Partito Democratico, per non essere stati in grado di raggiungere l’obiettivo che ci eravamo preposti.

Ora, bisogna ripartire. Per farlo, però, è necessaria una profonda riflessione sulle cause che hanno portato i cittadini a preferire altre forze politiche. Motivi che non possiamo certo ricondurre o limitare alle dinamiche di una campagna elettorale in cui abbiamo avuto il coraggio e la responsabilità di portare un programma meno ambizioso e di effetto di altri ma, diversamente da quelli, realizzabile. Sarebbe un errore addurre a scusante il fascino della demagogia e delle tendenze anti-establishment che stanno caratterizzando la politica odierna: l’incapacità di costruire una proposta in grado di contrastarli è solo ed unicamente responsabilità nostra.

Credo che un punto cruciale sia stato il fallimento nel raccontare agli italiani, giorno dopo giorno, ciò che il Partito Democratico stava facendo per il Paese. Abbiamo sicuramente commesso degli errori nella passata legislatura, ma sono convinto che molto di buono sia stato fatto e che vi sia stata, appunto, una grande incapacità di comunicare sia il nostro progetto che i risultati raggiunti. Questo è un discorso spinoso, perché si ricollega alla necessità di avere una forte presenza nel territorio e un rapporto quotidiano con i cittadini. Entrambi elementi che, non nascondiamoci, abbiamo colpevolmente trascurato negli anni recenti.

Da una parte abbiamo titubato troppo nell’avviare una piena transizione verso la politica 2.0, quella che guarda ai social, divenuti tra le principali fonti di informazione. Dall’altra, i nostri circoli, punti di riferimento della storia della sinistra e del centro sinistra italiano, sono divenuti, salvo rare eccezioni, sempre meno realtà di aggregazione, di aiuto, di confronto, di coinvolgimento del quartiere o di chi voleva semplicemente affacciarsi per sapere quale fosse la nostra idea di politica. Si sono trasformati, invece, in luoghi di incontro saltuario, rivolti soprattutto ai nostri militanti. Un cambiamento dannoso, ma comprensibile date le sempre minori risorse a disposizione di chi, con passione e dedizione, ha cercato di farli sopravvivere tra mille difficoltà. Occorre riuscire a trovare un modo per rimettere al centro, prima di tutto, “la politica da quartiere”. Perché é lì che si creano le basi, la forza, di un Partito connesso con la realtà, vicino alle persone, in grado di comunicare il suo operato, le sue dinamiche, i risultati ottenuti.

Questo è solo uno dei tanti temi che dovremmo affrontare nelle prossime settimane, che ho voluto sottolineare perché a me molto caro, essendo nata la mia carriera politica in circoscrizione, sul territorio.

Sarebbe però riduttivo, sciocco e disonesto pensare che sia l’unico o il principale problema del nostro Partito. È infatti evidente come, davanti a un risultato di questo tipo, abbiamo tante e più complesse domande da farci. Domande sulle scelte effettuate negli ultimi anni, domande su come trovare finalmente quell’unità e quella compattezza che, venendo meno ciclicamente, non ci ha certo aiutato nel guadagnare la fiducia dei cittadini. Domande che troppe volte, in passato, abbiamo forse dribblato o affrontato superficialmente.

Ora, insieme, dobbiamo costruire un nuovo Partito Democratico che risponda a ciò che l’Italia ci ha voluto dire domenica. Un Partito progressista e inclusivo, che abbia nel contatto con i propri elettori una costante, capace di essere argine della demagogia e della politica dell’antipolitica. Sono sicuro che saranno settimane, mesi, intensissimi, ma sono anche fiducioso che potremmo rinascere, con il vostro aiuto, più forti e uniti di prima.

Un grande abbraccio,

Mauro

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